venerdì 8 marzo 2013

Relazioni pericolose - Nessun testimone


Steve attraversò il parcheggio, vicino all’auto lo attendeva un uomo con una busta in mano.
“Meritati. Quella puttana doveva morire.” Poche parole, pesanti come macigni, ma non era lui a doversene preoccupare.
Steve non replicò, afferrò la busta e salì in auto. Rimase a guardare allontanarsi l’uomo che l’aveva pagato. L’auto blu al di la della strada che divideva il parcheggio, l’autista pronto con la portiera aperta. Lo vide scomparire all’interno, l’autista chiuse lo sportello, girò attorno all’auto e salì.
Un leggero formicolio lungo la schiena, un piacere quasi tagliente, quando l’auto esplose sotto i propri occhi con un click.

8 Marzo


Sono una Donna 365 giorni l'anno (ogni 4... 366).
Ok, ce l'ho fatta. Ho scelto. Nove componimenti per salire e sedere accanto agli Dei dell'Olimpo, o scendere e sprofondare nel profondo e infuocato inferno assieme al Diavolo e aiutarlo... a fare i coperchi!
Ah ah ah

Orgiastici inviti



Ne è valsa la pena, posso urlarlo al vento. Ore scarse di sonno, il lungo viaggio per rientrare, il ronzio del motore ancora nelle orecchie. Gli occhi ora sono appiccicosi, stanchi, non stanno aperti, un po’ confusa. Le cose che ho visto, quelle che ho pensato di aver visto, le cose che sono successe, sono fotogrammi impressi nella pellicola della mia Kodak d’altri tempi che tengo sempre nella borsa. Un mare ondeggiante di corpi, un serraglio di corsetti, pelle, glitter, vernice, calze a rete. Colpa , o merito, di Giovanni, chimico estroso e folle, entrato in biblioteca e aperto una boccetta con un liquido fumante. Mi aveva avvertito con una mail: “Entra in biblioteca “D’Annunzio” alle 19,30 scoprirai vizi privati e pubbliche virtù” Non so quello che si rivelerà nella camera oscura, ma l’orgia, di sicuro, è impressa nelle mie mutandine.

Relazioni pericolose




“Vieni, fottimi.”
Steve non si mosse, sorrise a malapena. Poi si girò su un fianco e la fissò, un broncio morbido, lievemente triste. Lei allungò una mano a toccarlo. Il campanello suonò.
“Aspetti qualcuno?”
Lui non rispose, si alzò, infilò maglietta e pantalone, andò alla porta. Rientrò con un pacco in mano.
Lei tentò di nuovo: “Vieni, fottimi”. Dischiuse le gambe, un invito. Steve, immobile sullo stipite della porta,  espressione indecifrabile. Sembrava fatto.
Un allarme suonò nel parcheggio, lui andò alla finestra. “La mia auto…”
Prese le chiavi sul mobile ed uscì. Il boato alle sue spalle non lo sorprese.

giovedì 7 marzo 2013

Dedicato




Dedicato
Che cosa cerchiamo, perché voliamo verso tutto ciò che è facile e comodo? Ci insegnano le favole da bambini, sono morbide storie, donano sicurezza in una mente ancora senza malizia, dove le donne non hanno nulla di carnale e gli uomini sono senza paura e puri di cuore.
I bambini imparano presto, ma è duro scoprire che le fiabe non esistono nella realtà e per quanto amino scoprire verità, per quanto siano puri e semplici e per quanto corrano verso abbracci primordiali, sbatteranno anche contro la paura primordiale; in un mondo dove non esistono fate, maghi, principi e regine e le uniche magie a cui possono assistere sono le luci del giorno che cambiano.
Poi si cresce. In un attimo. Ci gettiamo verso l’ignoto, terrificanti verità, quasi assente la dolcezza, la protezione è pari allo zero e i mostri sono li che ci aspettano dietro la porta e a ogni svolta.
E nonostante tutto arriva l’amore: ci protegge, ci illumina, ci governa, ci massacra, ci fa soffrire, ci fa gioire, ci fa fremere e godere, ci fa vibrare, ci fa bagnare, ci fa lottare e ci fa vincere… e poi?
Poi niente. Hai vissuto!

La luna


La luna sperimenta i suoi tocchi, traccia il buio di un bordo senza fine, sfiora le acque, testa la profondità e sprofonda nel pericolo sconosciuto, è impavida. Cavalca il buio dei mari cupi, in un connubio di luce e di follia, trova la sua ragione di esistere, si flette e riflette. Tocca rami che sembrano chiamarla, circonda la chioma degli alberi, si infiltra, avvolge radici che sembrano morte, rischia il suo abbraccio e li inganna. Noi siamo il resto che tocca con grazia innata ci sfiora una guancia, brilla tra i capelli, trova calore di vita, ama la nostra pelle e ad ogni alba manovra la morte.