Un gioco
Prendere l'arco e cantare la propria canzone
Per dire le cose che la mente ha visto
Tutti i sogni su un orizzonte lontano
Poi riposa ancora le mani stanche
Gli anni non hanno perso tutto quello che erano
E la musica era lì, nella testa
Una canzone di note che riempiono il cielo
Le note lamentose di un anima ancora in piedi
(da "L'uomo senza lacrime e senza sorriso)
Fluttuo nel tempo, come una triste creatura dimenticata, sognatrice pietosa, non mi vedi...persa nei mondi oscuri della mente Allie Walker
venerdì 3 maggio 2013
In quel momento
C'è tempo per respirare
Per sentire l'attrazione
Ogni grammo di passione
Ad alimentare la fiamma
Ogni respiro
E cominciare di nuovo
In cadenza
Chiaro il suo ritmo
Una coreografia da sogno
Per una melodia del destino
C'è tempo per respirare
Per sentire l'attrazione
Ogni grammo di passione
Ad alimentare la fiamma
Ogni respiro
E cominciare di nuovo
In cadenza
Chiaro il suo ritmo
Una coreografia da sogno
Per una melodia del destino
venerdì 29 marzo 2013
Donne
La vita va avanti
Onda su onda
Sfida su sfida
Cavalchiamo le creste
Amiamo il calore del sole
Respiriamo aria fresca
Cediamo al ritmo
Assaporiamo ogni gusto
Il tempo senza confini
Amiamo la danza
Sempre a cavallo
Sulle ali del vento ...
Onda su onda
Sfida su sfida
Cavalchiamo le creste
Amiamo il calore del sole
Respiriamo aria fresca
Cediamo al ritmo
Assaporiamo ogni gusto
Il tempo senza confini
Amiamo la danza
Sempre a cavallo
Sulle ali del vento ...
Lui
Vede dentro di me
Ogni brutto pensiero
Ogni sogno lordo
Quelli che possiedo
Quelli dimenticati
Quelli mai pensati
Nel buio della memoria
Al di là di ciò che è semplice
Al centro del mio essere
Le perversioni
Le più dolci emozioni
Le mie latenti voglie
La mia libertà
Le mie catene
Il mio orgoglio
Sopra ogni cosa
La mia passione
E il mio animo buio
Ogni brutto pensiero
Ogni sogno lordo
Quelli che possiedo
Quelli dimenticati
Quelli mai pensati
Nel buio della memoria
Al di là di ciò che è semplice
Al centro del mio essere
Le perversioni
Le più dolci emozioni
Le mie latenti voglie
La mia libertà
Le mie catene
Il mio orgoglio
Sopra ogni cosa
La mia passione
E il mio animo buio
Sogno
Ti muovi in me
dolcemente alla deriva
in stretto contatto
nel profondo.
La luce soffusa
si riflette
pelle su pelle
anima su anima.
Un destino luminoso
mai cercato
ci ha trovato
salutato
e canta con noi.
dolcemente alla deriva
in stretto contatto
nel profondo.
La luce soffusa
si riflette
pelle su pelle
anima su anima.
Un destino luminoso
mai cercato
ci ha trovato
salutato
e canta con noi.
Buongiorno Maestro
Il letto era grande, Troppo grande solo per me, troppo spesso nessuno al mio fianco, scaldata dalle sole coperte.
Quel mattino qualcosa era cambiato, il risveglio piacevolmente illuminato dalla luce del mattino. Un odore persistente bazzicava nell’aria, aromi da molto tempo dimenticati. Il sesso era lì, confuso con l’odore di lui. La stanza permeata di sesso, mista all’odore di sapone, sembrava stranamente salata. Inspirai l’aria a pieni polmoni, mentre le guance si accesero di rosso. Aprii gli occhi e fissai il soffitto. I ricordi della notte appena passata passarono pigri nella mente, anche se le mie mani iniziarono a tracciare cerchi sulla pelle, lentamente, verso il ventre. Il ghiaccio era stato l’antipasto, gocce scintillanti avevano tracciato un contorno sui capezzoli, per finire giù, all’interno delle cosce. Ricordai le corde, che avevano scavato la pelle dei polsi, mentre mi contorcevo sciogliendo, con il calore del corpo, il gelido abbraccio; i capezzoli indolenziti dai morsi, i palpiti pesanti, la mente piacevolmente riempita, non più il vuoto. Affiorarono immagini: la cintura stretta al mio collo, la fibbia premuta con forza contro la nuca, mentre il suo cazzo affondava da dietro. E ora, con le mani sul mio sesso, tremai ancora, ricordando le sensazioni, la lingua improvvisamente sulle labbra per assaggiare l’aria. Era come stessi assaggiando il suo cazzo, di nuovo. Ma erano sapori fantasma, e tutto questo poggiava sulle mie papille con troppa debolezza. Potevo avvicinarmi a lui, svegliarlo assaporando di nuovo la sua pelle, invece allungai una mano a toccarmi, le labbra ancora gonfie, il clitoride teso e in attesa. Mi trastullai a darmi piacere, piacevolmente egoista. Guardavo lui, profondamente addormentato, e affondavo le mani e le dita dentro di me. Sorrisi. Il suo respiro quiete fu un richiamo, le labbra leggermente socchiuse. Delicatamente mi posizionai sopra il suo viso, senza toccarlo. Continuai a toccarmi e le prime gocce di umori colarono sulle sue labbra. Aprì gli occhi anche lui e solo allora avvicinai il mio sesso alla sua bocca, per farmi lambire, succhiare, leccare, premere, spremere, spingere e… “oh… si!!!!”
Quel mattino qualcosa era cambiato, il risveglio piacevolmente illuminato dalla luce del mattino. Un odore persistente bazzicava nell’aria, aromi da molto tempo dimenticati. Il sesso era lì, confuso con l’odore di lui. La stanza permeata di sesso, mista all’odore di sapone, sembrava stranamente salata. Inspirai l’aria a pieni polmoni, mentre le guance si accesero di rosso. Aprii gli occhi e fissai il soffitto. I ricordi della notte appena passata passarono pigri nella mente, anche se le mie mani iniziarono a tracciare cerchi sulla pelle, lentamente, verso il ventre. Il ghiaccio era stato l’antipasto, gocce scintillanti avevano tracciato un contorno sui capezzoli, per finire giù, all’interno delle cosce. Ricordai le corde, che avevano scavato la pelle dei polsi, mentre mi contorcevo sciogliendo, con il calore del corpo, il gelido abbraccio; i capezzoli indolenziti dai morsi, i palpiti pesanti, la mente piacevolmente riempita, non più il vuoto. Affiorarono immagini: la cintura stretta al mio collo, la fibbia premuta con forza contro la nuca, mentre il suo cazzo affondava da dietro. E ora, con le mani sul mio sesso, tremai ancora, ricordando le sensazioni, la lingua improvvisamente sulle labbra per assaggiare l’aria. Era come stessi assaggiando il suo cazzo, di nuovo. Ma erano sapori fantasma, e tutto questo poggiava sulle mie papille con troppa debolezza. Potevo avvicinarmi a lui, svegliarlo assaporando di nuovo la sua pelle, invece allungai una mano a toccarmi, le labbra ancora gonfie, il clitoride teso e in attesa. Mi trastullai a darmi piacere, piacevolmente egoista. Guardavo lui, profondamente addormentato, e affondavo le mani e le dita dentro di me. Sorrisi. Il suo respiro quiete fu un richiamo, le labbra leggermente socchiuse. Delicatamente mi posizionai sopra il suo viso, senza toccarlo. Continuai a toccarmi e le prime gocce di umori colarono sulle sue labbra. Aprì gli occhi anche lui e solo allora avvicinai il mio sesso alla sua bocca, per farmi lambire, succhiare, leccare, premere, spremere, spingere e… “oh… si!!!!”
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